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Addestramento: Occhi del Lupo, [T]rish.
view post Posted on 10/12/2007, 21:24Quote
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CITAZIONE
Regole varie: L' addestramento durerà 6 Post + 1 di introduzione.
Se l' allieva, fatto il decimo post non sarà ritenuta in grado di imparare la tecnica avrà fallito l' apprendimento e potrà ripovarvi due mesi esatti dopo la chiusura di questo addestramento.

Tempo limite per rispondere: 5 giorni

Maestro: Max Powter



Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:09

 
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0/6



Notte. Era quasi ovvio in effetti. La luna in cielo osservava silenziosa la foresta, e una ragazza, anzi, una lycan, girava per quegli alberi, alla ricerca di una radura in particolare.
Dopo circa 20 minuti arrivò nel punto prestabilito.
Era uno spiazzo piuttosto grande, completamente libero da alberi, era presente solo un sottilissimo strato di erba, e, in mezzo, c'era un tronco di albero tagliato.
Doveva recarsi lì, così le aveva detto di fare Max.
Doveva insegnarle qualcosa, una tecnica probabilmente.
Si stava appena abituando ad essere lycan, ma doveva ammettere che l'idea di imparare qualcosa di nuovo le piaceva, e tanto anche.
Insomma, attualmente da quando Max l'aveva morsa non aveva sentito molti cambiamenti, a parte i sensi un po' più acuti, e una stranissima sensazione che le dava i brividi quando guardava la luna.
Cominciò a camminare verso il centro della radura, cercando con lo sguardo Max.


Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:09
 
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1/6



Max era seduto su un albero, attenendo l' arrivo della figlia.
Era diventata un Lycan, lui aveva voluto evitarlo con tutte le sue forze.
Ma non aveva potuto.
L' unica cosa che poteva fare quindi, era cercare di darle tutti gli strumenti pr diventarlo.
Per questo le aveva detto di venire quella sera nella foresta.
perchè nel buio di quel posto, avrebbe imparato a guardare come guardavano i veri lycan.
Come guardava lui.
Scese dall' albero atterrando dietro la figlia. Lepichettò una spalla ed apsettò che lei si girasse.

"Ciao piccoletta"

Dopo quelle parole dette con un sorriso, Max si fece serio.
Sospirò un attimo e si guardò attorno.
No, non c' era nessuno... certi segreti doveva rimanere tra di loro.

"Allora Trish, sei qui perchè hointenzione di farti sviluppare qualcosa che ti ho donato mordendoti... ma sopratutto creandoti come persona"

Max sapeva bene.
Lei e Christine erano state le uniche non lican ad avere la posibilità di imparare ad usare quel potere.
Ma non avevano il fisico adatto.
Ma Trish era un lycan come lui, lei poteva.

"Gli Occhi de Lupo sono un potere che è nato quando sono stato morso. Questo potere, una volta sbloccato, possiede cinque livelli fin' ora conosciuti. Da oggi per una settimana, ti allenerai con me, qui, senza poter tornare a casa per sviluppare quella tecnica."

Era dura, ma in situazioni più difficili si sviluppava prima.
Max si indicò gli occhi e qualcosa in loro cambiò.
Erano rossi, ed in ognuno di essi c' erano cinque puntini neri disposti a pentagono attorno alla pupilla.

"Questi occhi ti rendono capace di vedere meglio, ti rendono capace di prevdere i colpi dell' avversario, ti rendono più forte e più veloce... solo che ci vedi un po meno, ma niente di così grave."


Max disattivò quegli occhi, facendoli tornare del loro colorito normale.

"La rima cosa che dovrai fare Trish è semplice. Devi vedere ciò che non puoi vedere"


Quell' allenamento sarebbe stato veramente duro, ma sicuramente utile.
Max prese dalla tasca una pistola.
Giocattolo, di quelle che si caricavano con i piombini.
Erano decisamente più lenti die proiettili normali e se gli Occhi di Lupo erano attivi lei avrebbe potuto vedere i proiettili, capire dove si dirigevano e scnsarli.

"Non escludo che ci possa volere più di un giorno piccoletta"

Max si allontanò di cinque metri.

"Quando vuoi tu"




Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:09

 
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view post Posted on 10/12/2007, 22:37Quote

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1/6




Il padre comparse dietro di lei, e la ragazza preferì non chiedersi da dove fosse spuntato, e dopo qualche convenevole arrivò al punto. Perché erano lì.

*Gli Occhi de Lupo sono un potere che è nato quando sono stato morso. Questo potere, una volta sbloccato, possiede cinque livelli fin' ora conosciuti. Da oggi per una settimana, ti allenerai con me, qui, senza poter tornare a casa per sviluppare quella tecnica.*

Perfetto, questo probabilmente voleva dire che avrebbe passato 7 brutti giorni. Sperava almeno che ne valesse la pena.
Beh, se le insegnava quella tecnica c’era un motivo no?
Lo osservò mentre tirava fuori la pistola, giocattolo ovviamente. Avrebbe dovuto…vedere i proiettili? Ahah, carina come idea.

*Non escludo che ci possa volere più di un giorno piccoletta*

Annuì, seguendolo con lo sguardo mentre si allontanava di qualche metro. Ecco, ora lui le avrebbe sparato addosso, e lei avrebbe dovuto evitare i colpi, ‘solo’ questo, vero?
Non sembrava poi così difficile, però non sapeva a che velocità sarebbero partiti.
Domanda: ma facevano male? O.o Non le avevano mai sparato addosso con nessun tipo di pistola, purtroppo xD

*Quando vuoi tu *

Pausa per prepararsi psicologicamente.


“Vai”

Lui sparò il colpo. E lei non vide nemmeno lontanamente il proiettile, se si poteva definire così, che ora si ritrovava nella sua spalla.
Soffocò un gemito, e lo prese, buttandolo a terra. La piccola ferita ora si cominciava a richiudere con un leggero sfrigolio.
Doveva concentrarsi di più, decisamente.
Secondo tentativo


“Vai”

Ancora, come prima, stessa scena. Max non commentava, non diceva nulla per fortuna, aspettava solo che lei gli desse il segnale per ripartire.
Dopo circa un’ora non aveva fatto progressi, ma si era resa conto che doveva evitare il contatto di quei robi con gli occhi, perché potevano essere piuttosto fastidiosi, e dolorosi.
Dopo qualche ora la lycan si trovava piuttosto stanca, piena di piccole ferite che man mano si richiudevano, e con mille tattiche in testa per farsi poco male coi proiettili. Ma non riusciva ancora a vederli. O meglio, sapeva più o meno quando sarebbero arrivati, e ne aveva quasi evitato uno una volta, che l’aveva comunque beccata di striscio.
Onestamente non credeva che potesse essere così lunga la faccenda, si aspettava qualcosa di più facile.
Quando ormai cominciava ad albeggiare, cominciava a intravedere i proiettili quando si avvicinavano a lei, e dopo circa due o tre ore riusciva a definirne più o meno il percorso.
Ora aveva fatto allontanare Max di due o tre metri rispetto all’inizio, per guadagnare un po’ di tempo.
Era un lavoro frustrante, molto frustrante, e lei praticamente era sfinita. Aveva passato la notte a cercare di evitare proiettili, e a far guarire ferite, si chiese quanto sarebbe riuscita a resistere, prima di crollare. Ormai un bel mucchio di piombini si trovava accanto a lei, e riusciva a sopportare anche due o tre pallottole al minuto, mentre all’inizio le occorrevano almeno 3 minuti di pausa tra un colpo e l’altro.
Era doloroso come esercizio, anche se le ferite si richiudevano in poco tempo, facevano male comunque, e lei non ci aveva fatto assolutamente l’abitudine.
Verso le dieci del mattino, ritrovata stranamente la lucidità temporanea, cominciava a vedere i primi veri miglioramenti. Erano lì da quasi 12 ore, si, Max l’aveva avvertita che ci sarebbe voluto un po’.
Cominciava a schivare le prime pallottole, alcune riusciva a seguirle con lo sguardo per parte del loro tratto, alcune semplicemente le evitava, senza vederle bene.
Invece che diminuire, il dolore aumentava ad ogni colpo, e lei aveva un urgente bisogno di una pausa.
Era incredibile come Max riuscisse a stare tutte quelle ore tranquillo, semplicemente a sparare quando lei glielo diceva, quasi completamente immobile.
Assurdo.
Tra le 11 e mezza e mezzogiorno Max sparò quasi 90 colpi, 84 dei quali erano stati evitati dalla ragazza.
Gli occhi le bruciavano incredibilmente, era esausta, ma sembrava esserci riuscita.
Ora vedeva bene i proiettili, ne capiva quasi perfettamente la traiettoria, e riusciva a schivarli abbastanza facilmente.
A mezzogiorno e mezza smise di dire al padre “Vai”, si limitò a guardarlo con aria interrogativa, sperando di aver raggiunto l’obbiettivo che voleva farle raggiungere.
Era stanca, e di pessimo, pessimo umore.
Ormai il sole era sorto da parecchie ore, non c’era comunque nessuno lì, a parte loro. Era una giornata piuttosto calda, non c’erano nuvole in cielo. E pensare che avrebbe potuto passare quella notte a casuccia sua a godersi le fusa del gatto della vicina, invece era rimasta lì a farsi sparare addosso.


Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:10
 
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2/6




Quando lei iniziò a scansare i proiettili si rese conto di una cosa.
Sua figlia era un autenico talento.
Probabilmente per la sua esperienza da cacciatrice, probbailmente perchè era sua figlia.
Ma ci era riuscita.
In sole dodici ore.
Max si sedette ai piedi di un' albero
Le fec eun occhiolino e la invitò a sedersi affianco a lui.
Quando lei si fu seduta Max parlò:

"Strabilianti Trsih, ci hai messo solo dodici ore. La media è di cinque giorni..."

Si, solo dodici, misere, ore.
Chi era venuto prima di lei aveva impiegato anche una settimana per completare quella parte dell' addestramento.
Le sfiorò i capelli e prese il borosone sportivo che si era portato dietro.
Prrese una coperta e coprì il copro della figlia.

"Ora riposa, si vedelontano un miglio che sei esausta. Quando ti svegli, mettiamo qualcosa sotto i denti e continuiamo, ok?"

Max le sfiorò appena i capelli e la guardò addormentarsi inquella posizione.
Lentamente Trish si addormentò e Max si alzò, adagiandola piano a terra.
Sparì per qualche minuto, era andato in città a comprare qualcosa da magiare.

[...]



Quando Trish si svegliò erano le otto di sera e Max le fece torvare affianco a lei una pizza, ancora calda ed un pò d' acqua.
Era stato tentato nel prendere un po di birra come premio per l' esercizio svolto, ma la birra non era esattamente la cosa migliore prima di un allenamento.
Così aveva preso la pizza anzichè qualcos' altro.
Sapeva che le piaceva.

"Ben svegliata pigrona"

Disse il licantropo quando vide aprire gli occhi della figlia.
Max era in poiedi, poggiato ad un albero.
Davanti a lui c' era qualcosina che non si capiva bene cosa fosse, sembravano dei pezzi informi di stoffa.

"Dai su, mangia e vieni qui"


L' allenamento era ancora lungo,a nche se lei aveva anticipato aprecchi i tempi sulla tabella di marcia.
Quando ebbe finito lei si presentò davanti a lui
Max si chinò e prese due pezzi di stoffa che erano stranamente imbottiti.
Erano dei pesi per le gambe, non esattamente normali... abbastanza pesanti per lei.
Li legò entrambi alle caviglie della figlia e poi altri due pesi ai suoi polsi.
Subito lei notò gli effetti del peso maggiore.

"Allora Trish, ahai cpaito cosa sono... sono dei pesi dei quali, da ora fino alla fine dell' addestrameno, non dovrai privarti. Quelli alle gambe pesano 10 kg, quelli alle braccia 5 kg. Ciascuno, ovviamente."

Ora veniva la parte più... lunga, tediosa e noiosa di tutto l' addestramento.

"Trish ora voglio che tu cammini per un chilometro in linea retta e ritorni indetro. Non ti puoi pedere, c'è un corridoio di alberi..."

E Max le indicò il corridoio di alberi che si stagliava davanti a loro nell' oscurità della sera.

"Se non ce la fai... questa è una ricetrasmittente"


Detto ciò Max mostrò la sua.
RIflessi... Forza e Velocità... Vista.
Aveva bisogno di tutto ciò lei, per divenire più forte ed atrivare gli Occhi dellUpo che viaggiavano ancora latenti nel suo sangue.



Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:10

 
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2/6



Finalmente quella parte di addestramento era finita, ed era arrivato il momento di riposarsi un po'.
Era esausta, aveva assolutamente bisogno di dormire qualche ora.
Si andò a sedere accanto al padre, guardandolo con uno sguardo che chiedeva chiaramente: "Come sono andata...?"
E la risposta arrivò.

*Strabilianti Trish, ci hai messo solo dodici ore. La media è di cinque giorni...*

Sorrise, ci aveva messo decisamente meno della media, evidentemente.
Ovviamente ci era riuscita solo perché era figlia di suo padre, ed aveva ereditato da lui le proprie capacità.
A parte il fatto che prima di essere morsa era una cacciatrice.
Lui prese una coperta, posandogliela sulle spalle, e lei appoggiò la testa sulla spalla del padre, socchiudendo gli occhi.

*Ora riposa, si vede lontano un miglio che sei esausta. Quando ti svegli, mettiamo qualcosa sotto i denti e continuiamo, ok?*

Sorrise, e si limitò a dire


"Ok"

Poi si addormentò.

[...]

Quando si risvegliò ormai il sole era calato, dovevano essere all'incirca le otto o le nove di sere.
Aperti gli occhi vide Max, appoggiato ad un albero, e una bella pizza davanti a se.
Oh, quanto adorava suo padre.

*Ben svegliata pigrona.. dai su, mangia e vieni qui*

Non se lo fece ripetere due volte, cominciava ad avere una certa fame.


"Buon appetito"

Tirò a se il cartoccio con la pizza, e cominciò a mangiare, in silenzio, guardandosi intorno.
Era abbastanza curiosa di sapere cosa le sarebbe toccato ora, quindi mangiò anche abbastanza in fretta
Una volta finito di mangiare, si alzò, e andò accanto a lui, guardandolo curiosa.
Aveva notato degli strani pezzi di stoffa appoggiati a terra, e si era subito chiesta cosa fossero. Non aveva mai visto cose simili.
Max li prese, e gliene legò due ai polsi e due alle caviglie.
E lei notò immediatamente la differenza. Pesavano...tanto...

*Allora Trish, hai capito cosa sono... sono dei pesi dei quali, da ora fino alla fine dell' addestramento, non dovrai privarti. Quelli alle gambe pesano 10 kg, quelli alle braccia 5 kg. Ciascuno, ovviamente.*

Ecco, ora spiegato l'inghippo.


"Wow..."

*Trish ora voglio che tu cammini per un chilometro in linea retta e ritorni indietro. Non ti puoi perdere, c'è un corridoio di alberi...*

Oh, cavolo. No, non sembrava molto piacevole come cosa.
Più che altro abbastanza noiosa.
Lui le diede una ricetrasmittente, il che la inquietò un tantino.
Insomma, non sembrava un'impresa poi così complicata...perché le dava quella roba...?
La prese, alzando appena le spalle, e cominciò a muovere i primi passi con quelle robe addosso.
Le ci vollero...20 metri per rendersi conto di quanto fosse pesante un lavoro del genere.
E pensare che ne doveva fare 1000...Sarebbe stata una cosa lunga, noiosa e faticosa, come previsto.
Si girò in direzione del padre, ma si rese conto che era sparito, probabilmente era andato al "traguardo" ad aspettarla.
Meglio, così non doveva sforzarsi per non sembrare impacciata.
Andò avanti ancora un centinaio di metri, prima di provare la tentazione di farsi una bella pausa.
Era già passata quasi mezz’ora da quando aveva iniziato, e non era nemmeno ad 1/5 della strada...
Continuava a camminare, non era da lei cedere facilmente, ma era veramente una cosa faticosa, per non contare il fatto che non aveva mai dedicato particolare cura allo sviluppo dei muscoli.
Le era sempre bastato essere agile.
Dopo un’ora dall'inizio, stava perdendo il conto dei metri, a grandi linee, che aveva fatto.
Sbuffò, girandosi indietro.
La radura si vedeva ancora abbastanza vicina, non doveva aver percorso più di 400 metri.
Cominciava ad ansimare, le braccia e le gambe le facevano abbastanza male, e pesavano.
Prese un attimo la ricetrasmittente, e scosse la testa.
No, non l'avrebbe usata, però aveva bisogno di una pausa.
Si appoggiò ad un albero, lasciandosi scivolare a terra per qualche secondo.
Sospirò, odiava quell'esercizio, e sinceramente non vedeva l'ora di finire, quindi meglio andare avanti, anche perché le pareva presto per fare una pausa.
Si rialzò, e continuò a camminare, sempre per quel corridoio di alberi che procedeva in linea retta.
Il buio era ormai calato completamente, e la luna non filtrava tra gli alberi. Beh, almeno la situazione era tranquilla.
C'era un leggero vento gelido, che la fece rabbrividire.
Ok, si mise in testa che aveva tutto il tempo che voleva, e sinceramente sperava che fosse così.
Probabilmente Max dall'altra parte cominciava a chiedersi che fine avesse fatto.
Ormai aveva superato la metà, di questo ne era certa, e cominciava a chiedersi quanto mancasse alla fine del percorso.
Pensò che la cosa migliore fosse cercare di distrarsi da ciò che doveva fare, e pensare quindi ad altro.
Peccato che non riuscisse molto.
Alzò lo sguardo al cielo, osservando le stelle.
Era una bella serata, quasi completamente priva di nuvole.
Faceva freddo, certo, ma non più del solito.
Era quasi, quasi riuscita a distrarsi, quando, all'improvviso, un più che fastidio crampo la colpì alla gamba, costringendola a fermarsi.
Oh, aveva bisogno di fare un po' di ginnastica, decisamente.
Si lasciò scivolare a terra, sbuffando. Era stufa insomma >.<
Era passata un’ora e mezza dall’inizio, aveva percorso circa 600 metri, almeno lo sperava.
Ok, due minuti di pausa non le avrebbero fatto poi così male.
Dopo cinque minuti si alzò, continuando a camminare.
Alzò nuovamente lo sguardo al cielo, visto che davanti a se non vedeva molto, era parecchio buio quel posto.
Beh, era ovvio, era in una foresta, di notte…
Però cominciava quasi ad abituarsi a quei robi, a parte la fatica iniziale.
Anche se in effetti la facevano andare piano, molto piano.
Non ci aveva mai messo un’ora e tre quarti per fare quasi 700 metri >.<
Si stiracchiò nuovamente, sbadigliando appena. Tutto regolare.
Tenendo conto che era sveglia da circa due ore xD
Velocizzò un po’ il passo, non stava facendo una tranquilla passeggiata in montagna, stava facendo un addestramento che si stava rivelando noiosissimo, non poteva rilassarsi troppo.
Prese la ricetrasmittente, analizzandola con lo sguardo. Che fiQata xD
Le veniva quasi voglia di chiamare suo padre per chiacchierare un po’, si stava annoiando tanto tanto.
Ma forse non era il caso di mettersi a chiacchierare.
Lanciò un’occhiata all’orologio.
Due ore e mezza.
Ormai doveva essere quasi arrivata, almeno lo sperava. Però il traguardo era a mala pena visibile.
Forse aveva fatto male i calcoli.
Ma neanche di troppo.
Dopo circa mezz’ora completò il tragitto, arrivando alla fine del corridoio di alberi.
Era più annoiata che stanca in quel momento.


Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:10
 
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3/6



In quanto tempo era arrivato dall' altra parte?
Cinque secondi?
Si, probabilmente solo cinque secondi. Per lui i chilometri non era un problema, visto la velocità a cui poteva muoversi. I suoi muscoli avevano in se tutto l' allenamento possibile che un Lycan potesse fare.
Trish tuttavia no.
E le tre ore che impiegò per arrivare dall' altra parte ne furono la dimostrazione. Lei arrivò e si rese conto che si trovavano vicino ad un ruscello, in una radura ampissima, circolare, con unr aggio di almeno trecento metri.


"Ben arrivata."

Disse il padre alla figlia, restando comodamente seduto sull' erba a guardare le stelle.
Ah, beata pigrizia, è meglio che vai che si deve iniziare a lavorare.
Max si alzò e si avvicinò a lei.
Nuovamente la prese per una mano e la condusse vicino al ruscello.
Aveva allenato riflessi, forza e velocità.
Ma ora era tempo di iniziare a combinare le cose.

"Togliti le scarpe ed entra nel ruscello"


Non sembrava essere tanto tranquillo.
A dire il vero, quel ruscello non era mai tranquillo visto che qualche metro più avanti c' era una cascata abbastanza alticcia.
Ma il ruscello non era alto, ed anche se gelato, arrivva se si e no alle cosce della figlia.
Nonaveva diche temere tanto, il freddo,a parte la sensazione, non le avrebbe dato problemi.


"Ora Trish voglio che ti concentri solamente su i tuoi occhi. Guarda giù e vai avanti. Ogni tanto io lascierò andare vicino alla ascata che c'è più avanti qualche oggetto. Sta attenta però. Come hai notato la corrente è contraria e gli oggetti viaggeranno verso di te abbastanza, anzi molto velocemente. Devi riuscire a prenderli andando avanti ed arrivando alla cascata. A se cadi rischi di tornare qualche metro più indietro, la corrente diviene più forte man mano che ti avvicini alla cascata. Sta attenta. L' esercizio degli occhi però è quello peggiore Trish".


Dalla tasca prese una monetina. Nera. Come le acque a quell' ora della notte.

"Se non hai capito... devi essere in grado di prendermene almeno cinquanta. Cerca di rilassarti e concentrarti su i tuoi occhi."

Vista e Forza.
Era un esercizio abbastanza duro quello.







Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:10

 
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3/6




Una volta arrivata si rese conto che intorno a se si apriva un’altra radura, decisamente più grande di quella di prima, costeggiata da un lungo ruscello che pareva tutt’altro che tranquillo.
Suo padre era comodamente svaccato sull’erba a godersi la luce delle stelle.
Bella la vita eh? >.>

*Ben arrivata.*

Evitò di rispondere a questa affermazione, anche perché avrebbe voluto metterci molto meno a fare quel piccolo tratto, invece aveva buttato via ben tre ore.
Era umiliante ecco >.<
Lui la prese per mano, conducendola vicino al sopraccitato corso d’acqua, al che lei si chiese cosa diavolo si fosse inventato ancora.
Certo che ne aveva di fantasia suo padre.

*Togliti le scarpe ed entra nel ruscello*

Ecco, appunto, lo sapeva che avrebbe fatto più che bene a preoccuparsi.
Più avanti si riusciva ad intravedere una cascata, ecco perché l’acqua in quel punto era piuttosto agitata.
Seppur a malincuore, Trish eseguì l’ordine, togliendosi le scarpe ed entrando nell’acqua che le arrivava quasi alle cosce.
Era una sensazione stranissima…appena qualche giorno prima avrebbe provato molto, molto, molto freddo ad eseguire quell’operazione, invece adesso sentiva soltanto l’acqua che premeva sulle sue gambe tramando per farla cadere.
In effetti il suo senso dell’equilibrio veniva messo seriamente alla prova in quel momento, e se fosse caduta probabilmente ci avrebbe messo un po’ a rialzarsi.
Ora era il momento della spiegazione della sua pena.

*Ora Trish voglio che ti concentri solamente su i tuoi occhi. Guarda giù e vai avanti. Ogni tanto io lascerò andare vicino alla cascata che c'è più avanti qualche oggetto. Sta attenta però. Come hai notato la corrente è contraria e gli oggetti viaggeranno verso di te abbastanza, anzi molto velocemente. Devi riuscire a prenderli andando avanti ed arrivando alla cascata. A se cadi rischi di tornare qualche metro più indietro, la corrente diviene più forte man mano che ti avvicini alla cascata. Sta attenta. L' esercizio degli occhi però è quello peggiore Trish*

Quello peggiore? Questo voleva dire che sarebbe stato peggio dell’esercizio delle pallottole? Non era particolarmente rosea come prospettiva, no, per niente.
Annuì in silenzio, cercando di prepararsi psicologicamente per quell’esercizio.
Trasalì quando vide la monetina.
NERA.
Sarebbe stata un’impresa riuscire a vederla, e a prenderla…!

*Se non hai capito... devi essere in grado di prendermene almeno cinquanta. Cerca di rilassarti e concentrarti su i tuoi occhi.*


“Ok….”

Si limitò a dire, in tono ben poco convinto.
Si, suo padre aveva una fantasia perversa, doveva ammetterlo o.o
Lui lasciò andare quella monetina, Trish cercò di avanzare di qualche metro, sebbene con immensa difficoltà, ma non riuscì a prendere l’oggetto che le colpì la gamba e continuò il proprio percorso nelle acque del fiume.
Sbuffò e aspettò la prossima.
Teneva gli occhi ben aperti, cercando di non farsi scappare anche questa.
Ad un certo punto riuscì ad intravedere qualcosa di scuro che si muoveva con l’acqua, fece uno scatto, e si ritrovò tra le mani l’oggetto della sua ambizione.
Fece un sorrisetto e si mise la moneta in tasca, in attesa di quella dopo.
Anche questa volta se la fece scappare, riuscendo appena a vederla.
E così fu anche per la quarta e per la quinta.
Ma la sesta riuscì a prenderla, e si rese conto di essere avanzata un po’ troppo, visto che sentiva la corrente più forte del dovuto.
Andò avanti a prenderne circa due si e una no, e quelle conquistate le chiudeva nella tasca nel giubbotto che indossava, ben sigillate dalla cerniera.
Quando ebbe conquistato circa una ventina di monetine, però, fece una bella figura di M, scivolando su un sasso. Fu trascinata dalla corrente per qualche metro, e le ci volle parecchio per riconquistare la posizione iniziale.
L’acqua esercitava una pressione non indifferente, ormai aveva perso la cognizione del tempo, e oltre ad essere stufa cominciavano a farle male le gambe.
Si posizionò di nuovo, tenendo gli occhi ben aperti, e cercando di concentrarsi, anche se era tutt’altro che semplice viste le condizioni.
26 Monetine. Almeno…questo era quello che credeva. Non era propriamente sicura di aver tenuto bene il conto..
Ci furono alcuni minuti in cui perse sei o sette monetine di seguito, maledicendosi mentalmente.
Stava perdendo la concentrazione, ed era piuttosto stanca.
La pressione dell’acqua le pareva ben poca, e alzando lo sguardo si accorse di essere piuttosto lontana dalla cascata.
Ok, concentrati, ma rilassati, tieni gli occhi aperti, e si pronta a prendere le monete.
Ah ah, come se fosse facile.
Quando fu a quota 37 monete, controllò di nuovo la situazione, e soddisfatta vide che era molto, molto vicina alla cascata.
I suoi muscoli, che si lamentavano a gran voce, lo confermavano.
Insomma, prima i pesi…poi quello…e dopo quell’esercizio cosa avrebbe dovuto fare, eh? >.<
Si stiracchiò, perdendo due monete che erano state messe una di seguito all’altra.
Probabilmente lo aveva fatto apposta >.<
Si stava quasi dimenticando della presenza del padre, che durante quegli esercizi rimaneva assolutamente muto.
Era adorabile quando faceva così *.* xD
Altri quattro passi, e si ritrovò di fronte alla cascata. Lì la corrente era fortissima, e Trish faceva molta, molta fatica a rimanere in piedi.
Difatti scivolò di nuovo, e l’acqua la scaraventò indietro, ma non troppo.
In piedi Trish! >.<
Si rialzò, continuando la propria avanzata.
Gli occhi cominciavano a bruciarle, doveva essere passato parecchio tempo dall’inizio dell’esercizio, ormai le gambe non se le sentiva quasi più.
47 monetine e pochi metri alla cascata.
Si lasciò sfuggire un paio di monete apposta, concentrandosi solo nella propria avanzata, e arrivando alla cascata, fino ad essere di fronte a lei.
Prese un’altra monetina, ma fu sul punto di scivolare.
Grazie al cielo riuscì a riprendere l’equilibrio, e catturò un altro di quei oggetti malefici.
Solo uno…uno…e poi basta…
E finalmente catturò quello che credeva fosse il cinquantesimo, ma si rese conto che Max non sembrava del tutto soddisfatto, perché mise in acqua un’altra monetina, che lei puntualmente prese.
Ecco, probabilmente aveva fatto male i conti.
Non vedeva l’ora che lui le dicesse di uscire dall’acqua.


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4/6



Max era fiero della figlia.
Non c' era tanto da dire, quando lei si ritrovava abbastanza in anticipo sulla tabella di marcia. L' aveva sottoposta a due allenamenti ababstanza duri, la camminata era decisamente facile. Anche se aveva notato che stava iniziando ad abituarsi ai pesi. Poco male avrebbe aumentato.
Max si avvicinò alla figlia e le fece cenno di uscire dall' acqua.
Dopodichè Max si sedette sull' erba.

"Vieni qui Trish. Ora viene una parte... rilassante almeno per il fisico"

Certo, per la sua mente sarebbe stato uno stress, però doveva farle sviluppare la prima parte degli occhi arrivati a quel punto.

"Fin' ora sei stata davvero un fenomeno, però ora, la forza fisica non basterà."

Le fece cenno di esersi davanti a lui.
Quando lei si fu seduta, Max si mise seduto detro di lei e posò le mani sulla sua fronte.
Per qualche secondo cercò la concentrazione necessaria e poi parlò, molto piano, per non perdere il contatto che stava creando con la sua energia mentale.

"Ti farò cadere in un' illusione Trish. Un' Illusione che non potrai rompere se non concentrandoti su ciò che non è congruo con l' ambiente dell' illusione. Quando l' avrai rotta, avrai attivato il primo stadio degli Occhi del Lupo. Ma non sarà finita qui Trish, perchè il primo stadio è solo qualcosa di incompleto che non ti da tutti i poteri del primo livello degli Occhi del Lupo. Sta pronta Trish, ricoda, i tuoi occhi devono riuscire a vedere oltre l' illusione"


Gli occhi del lupo... gli occhi capaci di illudere solamente con lo sguardo.
Ma per lei era ancora presto, ma se fosse riuscita a capire bene in che illusione si trovava, se si trovava in un' illusione (ed il fatto che gliel' avesse detto non precludeva nulla, visto che sarebbe stata un' illusione molto, molto realistica e sopratutto un' interfenza con le sue onde celbrali e con la sua coscenza).

CITAZIONE
llusione - Livello I

Tipo: Mentale
Descrizione: Posando una mano sul capo dell' avversario è possibile interferire con le sue onde mentali e fargli credere di vivere una situazione non vera. Questa tecnica richiede una concentrazione molto alta ed almeno 20 secondi di immobilità assoluta per immaginare con perfezione ll' illsuone da creare.
Classe minima: III
Razze: Tutte
Consumo: 4 Azioni


Trish sarebbe caduta in un illsuione che avrebbe fatto rivedere qualcosa di orribile della sua vita.
Max non la regolava, stava sempolicemente interferendo con le onde celebrali di lei per riesumare quei ricordi.
E farla trovare li.
Non c' era nulla di peggio del dolore per far muovere una persona a sviluppare poteri nascosti. Perchè sis arebbe voluta difendere, sarebbe voluta fuggire a quegli orribili ricordi.


Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:11

 
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4/6



Finalmente lui decise di essere soddisfatto, e la fece uscire dall’acqua, al che lei provò un provvisorio sollievo, poiché non era più costretta a combattere contro quella maledetta corrente.

~Vieni qui Trish. Ora viene una parte... rilassante almeno per il fisico~

In effetti cominciava ad essere un tantino stanca e decisamente stufa di esercizi fisici che lei personalmente odiava.

~Fin' ora sei stata davvero un fenomeno, però ora, la forza fisica non basterà.~

Sorrise, segretamente soddisfatta dei propri risultati, anche se, non potendo paragonarli a quelli di altre persone, non poteva sapere bene se quelli del padre fossero elogi oggettivi per la sua effettiva bravura o semplicemente orgoglio paterno che si faceva sentire.
Vabbeh, poco male, in ogni caso tutto ciò non sfiorava minimamente la sua autostima, già ampiamente solida e sviluppata.
Però le faceva comunque piacere.
Andò a sedersi dove il padre le indicava, anche questa volta curiosa di vedere cosa avrebbe dovuto fare per sviluppare quel cavolo di potere.
Lui si spostò dietro di lei, appoggiandole le mani sulla fronte.
Non sapeva bene cosa stesse facendo, ma si era resa conto della particolare atmosfera che si stava creando in quel momento, al che non ebbe il coraggio di rompere il silenzio con inutili parole.
Dopo qualche secondo, lui parlò, utilizzando un tono basso che non faceva altro che alimentare questa sua sensazione quasi di soggezione.

~Ti farò cadere in un' illusione Trish. Un' Illusione che non potrai rompere se non concentrandoti su ciò che non è congruo con l' ambiente dell' illusione. Quando l' avrai rotta, avrai attivato il primo stadio degli Occhi del Lupo. Ma non sarà finita qui Trish, perché il primo stadio è solo qualcosa di incompleto che non ti da tutti i poteri del primo livello degli Occhi del Lupo. Sta pronta Trish, ricorda, i tuoi occhi devono riuscire a vedere oltre l' illusione~

Nuovamente si ritrovò a chiedersi come cavolo facesse ad inventarsi certe come, ma, cosa più importante, come cavolo facesse a metterle in pratica.
Illusione...ma..che tipo di illusione?
Qualcosa di orribile capace di farla sentire talmente triste da non avere nemmeno la forza di reagire, o qualcosa di talmente bello da darle la sensazione che interrompere quel momento sarebbe stato uno dei suoi peggiori errori?
In ogni caso, probabilmente non sarebbe stato facile uscirne, e questo le provocava una sorta di ansia che cercò di placare con tutte le proprie forze, poiché aveva la particolare sensazione che in caso contrario sarebbe stato particolarmente difficile svolgere quell’esercizio senza troppo intoppi.
Andò alla ricerca, nuovamente della concentrazione necessaria, ricordando a se stessa che comunque suo padre era con lei, e che poteva tranquillamente fidarsi almeno di Max.
Lentamente sentì che la propria mente si offuscava, come se si stesse rendendo conto che da lì a pochissimi secondi sarebbe caduta in un sonno molto profondo.

Si risvegliò in una stanza che riconosceva come propria, in una casa che sentiva come sicura, con un profumo che le dava la sensazione di essere a casa.
Il proprio corpo..era quello di una bambina di poco più di dieci anni, e poteva sentire distintamente le voci dei propri nonni paterni provenire dal pian terreno della villetta in cui era cresciuta per tutti quegli anni, nella totale mancanza di qualcuno che si potesse definire come un genitore.
Aveva una strana curiosità in corpo, sapeva che quel giorno sarebbe stato speciale per lei, sapeva che sarebbe successo qualcosa, ma non aveva la minima idea di cosa.
Si alzò dal proprio letto, sentendo improvvisamente sulla propria pelle il tipico freddo che si prova alzandosi dal letto in una giornata invernale.
Ma era estate..
Mosse alcuni passi e si ritrovò nel corridoio che dava sulle scale per scendere di sotto. Aveva freddo, nonostante il sole entrasse dalle finestre, la luce pareva offuscata, la luce pareva buio, anche se il calendario segnava Agosto, e l’orologio segnava le nove del mattino.
Era come se un freddo innaturale fosse calato in quelle stanze, era come se una barriera invisibile avesse separato il mondo da quella casa, lasciandola sospesa in una dimensione spazio-temporale completamente diversa da quella conosciuta.
Era come trovarsi in un sogno.
E provava ansia. La bambina, che riconosceva come se stessa, provava ansia, per qualche motivo a lei del tutto sconosciuto.
Poi le voci allegre che sentiva provenire dallo studio, dalla porta socchiusa da cui proveniva una strana luce verdastra, si trasformarono, così, all’improvviso.
Poteva sentire dei singhiozzi, ormai si trovava sul primo scalino della rampa, ma non aveva il coraggio di muoversi, terrorizzata da quello che temeva potesse succedere.
Un urlo acuto invase l’aria, togliendole letteralmente il respiro, come se l’ossigeno fosse stato rimosso dall’ambiente, un urlo dal timbro sconosciuto, ma familiare.
Poi più nulla.
Era calato il silenzio.
Un silenzio carico di lacrime, un silenzio opprimente che la faceva sentire terribilmente stanca, che obbligava i suoi muscoli a stare assolutamente fermi, che non le dava nemmeno la possibilità di tremare per la paura che LUI la sentisse.
Poteva percepire il proprio cuore batterle forte nel petto, e aveva paura che potesse scoppiare, tanta era l’ansia, tanta era la paura che provava in quell’istante.
Silenzio.
Poi un rumore secco, tagliente, un rumore che avrebbe perseguitato i suoi sogni per molti anni dopo quel giorno, che le scosse l’animo obbligandola a tenersi allo corrimano per la paura di scivolare e di non riuscire a rialzarsi più.
Anche se la mente le si stava offuscando sempre di più, anche se sentiva sempre più forte il contrasto fra la propria pelle naturalmente calda e l’aria gelida della casa, quella scena era talmente realistica da sembrarle...vera.
La porta dello studio si aprì di scatto, e un’innaturale luce verde invase l’ambiente, come nel peggiore degli incubi.


Non riuscì a vedere chi superò quella porta, la vista le si offuscò all’improvviso, e arrivò il buio, allontanandola da quel momento.
Buio, poi più nulla.

Si risvegliò in un corridoio di un ospedale, anche questa volta il buio invadeva gli ambienti, rendendo la scena innaturale, ma spaventosamente realistica.
Ora il suo corpo era cambiato, era quello di un’adolescente sui 17 anni, e anche lo scenario era diverso, molto meno familiare, molto più astratto, come se un’illusione stesse perdendo l’effetto che aveva sulla sua mente.
Ma la paura era forte, di nuovo l’angoscia le invadeva il cuore, come se da lì a pochi minuti la sua vita dovesse cambiare inesorabilmente lasciandola cadere nell’oblio più totale.
I suoi ricordi erano pochi, solo una cosa era chiara.
Non si trovava in un posto che potesse chiamare casa, ma qualcuno a lei particolarmente caro si trovava nelle immediate vicinanze, ma non sarebbe stato più in grado di raggiungerla.
Un medico le si avvicinò, indicandole una porta che si trovava alle sue spalle.
Una porta...scura, diversa da tutte le altre.
Con mano tremante, Trish appoggiò la propria mano sulla maniglia, ma si rese conto che la porta era solo socchiusa.
Entrò nell’ambiente, con una quasi totale mancanza di luce, ma lei poteva perfettamente rendersi conto di cosa credeva stesse succedendo.
Perché quella scena si trovava già fra i suoi ricordi.
Anche se era..diversa..dannatamente diversa..ora sarebbe dovuto succedere qualcosa, ma..non succedeva.
~Papà..?~
Le parole uscirono automaticamente dalle sue labbra, come se lei fosse lì solo come spettatrice nel proprio corpo.
Silenzio.
Non giunse risposta dalla figura scura che si trovava immobile su quel letto di ospedale, non penetrava luce dalle finestre, nonostante le tende fossero aperte.
Nulla si muoveva, e l’angoscia cresceva sempre di più in lei.
Perché ora sarebbe dovuto succedere qualcosa, ma non accadeva nulla.
Non doveva andare così.
Fece un passo avanti, avvicinandosi alla figura immobile e fredda che riconosceva come proprio padre.
Ma fu come se non si fosse mossa, la distanza tra di loro non diminuiva, anzi, pareva quasi che aumentasse. Lui era vicino, ma lei non lo avrebbe potuto raggiungere.
Le lacrime avevano iniziato a scendere sulle sue guance, senza quasi che lei se ne rendesse conto, e un uomo in un camice bianco si era avvicinato a lei, posandole una mano sulla spalla.
Si girò di scatto, incontrando i suoi occhi, talmente innaturali da non sembrare veri.
~Non abbiamo potuto fare nulla. Tuo nonno sta venendo qui a prenderti per riportarti a casa tua.~
Fu come se un’ondata di sensazioni negative la invadesse, senza darle la possibilità di reagire.
Ormai le lacrime scendevano incontrastate sul suo viso, eppure c’era qualcosa che non andava, perché non sarebbe dovuta andare..così.
Allora se ne rese conto.
L’uomo..sorrideva..
I suoi occhi erano neri, completamente neri, e lui...sorrideva...come un assassino che sorride alla propria vittima prima di squarciarla.
~NO~
Disse di scatto Trish, improvvisamente in grado di controllare le proprie azioni.
Quella NON ERA la realtà, quella scena non era successa, e lei non voleva vivere quelle cose che non appartenevano alla sua vita.
Provò l’immediata volontà di svegliarsi, di tornare alla propria vita, di tornare a ciò che sapeva essere la verità.
E fu come se quel momento si sgretolasse, il volto del medico andò in pezzi, così come la stanza, l’ospedale, la città, il mondo intero.


Trish aprì gli occhi di scatto, sentendo Max Powter che le appoggiava le mani sulla fronte, sentendo suo padre vicino a se.
E sentendo le guance bagnate dalle lacrime.
Era stata tutta un’illusione..

Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:11
 
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Max aveva tenuto stretta sua figlia a se, mentre continuava ad infererire con le sue onde mentali. Se si fermava lui, si fermava tutta l' illusione. Era un lavoro orribile, davvero orribile anche per lui quello, anche perchè era davvero costretto a far del male a Trish. Le pallottole... quelle la feriavano, ma le ferite fisiche guarivano. Le ferite che le stava provocando però... erano più difficili da far rimarginare. E quando vide lelcarime uscire, capì che forse stava esagerando. Tentò di allentare la presa, ma temporeggiò. Trish doveva avere quegli occhi, per forza.

"Resisti Trish"

Mormorò e nemmeno un secondo dopo la figlia annaspò aria e aprì gli occhi.
Lacrimava ancora, ma dopo qualche secondo le lacrime si fermarono. Bene, sua figlia ce l' aveva fatta ad interrompere l' illsuione. Max tolse le mani dalla sua testa e l' abbracciò baciandole i capelli. Restò così per almeno due minuti.

"Sei sempre un fenomeno..."

Mormorò il padre alla figlia prima di farla stendere. Le pulì il viso con un fazzoletto. Appena però vide i suoi occhi sorrise. Erano rossi. Chissà se aveva già notato un miglioramento.

"Solo un' ultima cosa, poi dormirai ancora."


Max alzò un pugno. Sicuramente lei l' avrebbe parato, con una facilità impressionante, visto che avrebbe avuto un'immagine del pugno che la raggiungeva. I suoi riflessi erano aumentati di certo, anche se non aveva sviluppato in pieno il primo liveello. Max fece partire un pugno, leggermente più veloce di quellic he lei vedeva di solito. Trish lobloccò senza troppi problemi.

"Guarda i tuoi occhi"

Max le mise davanti agli occhi uno specchietto. Il giorno dopo si sarebbe riposata per tutto il giorno, era forse la cosa migliore.





Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:11

 
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view post Posted on 4/1/2008, 23:21Quote

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Il suo respiro si era fatto più affannoso, e le ci volle qualche secondo per rendersi pienamente conto della situazione.
Andava tutto bene, nonostante quello che aveva visto l’avesse lasciata decisamente...scossa?
Le era quasi parso di sentire la voce di Max pronunciare una parola che non era riuscita a distinguere, un istante prima di “tornare alla luce”.
Le lacrime scendevano ancora sul suo viso, quasi involontariamente, e smisero soltanto quando la ragazza alzò una mano sfiorandosi la guancia.
Andava tutto bene.
Fino a quel momento, l’ultima era stata decisamente la prova peggiore che aveva dovuto affrontare, una prova che l’aveva colpita nel vivo, facendola sentire completamente scoperta, assolutamente inerme, una sensazione che aveva provato ben poche volte durante la propria breve, ma intensa vita.
Non aveva ne la forza ne la voglia di dire nulla, si limitò a rannicchiarsi vicino a Max, che le aveva lasciato la testa per abbracciarla.
Suo padre era lì, con lei, e stava bene.
Si chiese se lui fosse stato in grado di vedere quello che la obbligava a vivere.
Sperava veramente che non fosse così, perché questo avrebbe significato due cose.
Uno, lui avrebbe saputo che una delle sue più grandi, e non del tutto irrazionali, paure era di trovarselo morto da un giorno all’altro senza poter più far nulla, senza nemmeno la possibilità di dirgli addio, e questa era una cosa che difficilmente avrebbe sopportato.
Sembravano pensieri decisamente stupidi, quando suo padre era accanto a lei e se la coccolava in silenzio.
Ma le erano apparsi decisamente reali quella sera che si era ripresentata nella sua visione.
La seconda cosa era che lui sapeva perfettamente dove colpire presentandole delle visioni, sapeva perfettamente come abbattere le sue difese.
E lo aveva fatto.
E anche questa appariva insopportabile ai suoi occhi, perché avrebbe significato che lui era pronto a farle del male per un semplice addestramento.
Passò del tempo, non era in grado di rendersi conto di quanto, le era parso di essere rimasta in quella posizione per ore, senza spiccicare parola, a ripensare a ciò che era successo poco prima.
Di una cosa era certa.
Se lui davvero non era in grado di sapere cosa aveva visto, di sicuro non sarebbe stata lei a rivelarglielo, e non lo avrebbe fatto mai, per nessuna ragione.
In un certo senso se ne vergognava.
Dopo un po’, fu lui a rompere il silenzio.

~Sei sempre un fenomeno...~

E con questa frase le strappò un sorriso, ed era quasi certa di aver finalmente riassunto un’aria abbastanza serena.
Andava tutto bene.

“Sono figlia tua..”

Rispose con un ghignetto, un po’ vero, un po’ falso.
Lui la fece sdraiare, e le pulì il viso con un fazzoletto.
Si sentiva una bambina di dieci anni in quel momento, decisamente >.<

~Solo un' ultima cosa, poi dormirai ancora.~

Alzò un sopracciglio, ed ebbe appena il tempo di vedere che lui alzava un pugno, e sembrava seriamente intenzionato a colpirla.
Ma..
Difatti fece partire un pugno, abbastanza veloce a dir la verità, ma, abbastanza stupita, Trish riuscì a pararlo senza troppe difficoltà.
Allora quell’addestramento serviva davvero a qualcosa..
Non poté comunque fare a meno di lanciargli un’occhiataccia, mettendo su un piccolo piccolo broncio.
Uffa >.<

~Guarda i tuoi occhi~

Prese lo specchietto che le porgeva, chiedendosi cosa avessero di strano i propri occhi.
Si tirò su un po’ e si specchiò, aspettandosi si trovarsi davanti i propri soliti occhi verdi che le ricambiavano lo sguardo.
Ma non era così.
Erano...rossi...
Si faceva quasi paura in quel momento.
Dopo qualche istante di stupore, il solito sorrisetto si dipinse sul suo viso.

“Wow, meglio delle lenti a contatto..”

Commentò, con finta aria seria.
FiQo xD
Si lasciò scivolare di nuovo sull’erba, rilassando i muscoli, che erano ancora incredibilmente tesi.
Era..stanca.
Quasi senza rendersene conto, si era stancata molto.
Sorrise nuovamente, appoggiando la testa di lato. Poco più di un minuto dopo, senza rendersene conto, si era addormentata.

Edited by ~Max Powter~ - 8/1/2008, 11:11
 
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6/6




Dopotutto non mancava motlo alla fine di quell' allenamento. Trish aveva già sbloccato quello stato intermedio. Doveva solo cercare di portarlo alla massima forma. Quando la vide addormentarsi Max sorrise e la guardò per qualche istante. Aveva di che essere orgolioso di sua figlia. Aveva fatto rivivere le sue paure, senza sapere quali erano, aveva semplicemente detto al suo cervello di farlo. Prese un' altra coperta e glie la mise addosso delicatamente, baciandole piano una guancia. Si sedette accanto a lei, addorentandosi poco dopo accanto alla figlia.



[~~~]



La sera dopo Max si rese conto che doveva averla davvero sfinita. Dormiva ancora nonostante avesse dormito sotto la luce del sole. Si alzò ed andò a prendere il materiale necessario per quell' ultima parte dell' addestramento. Trish viveva in uno stato transitorio dell' abilità, che era come appiccicata parzialmente ai suoi occhi. Doveva fissarla e poterla rumovere quando voleva, rendela completa al 100%. Poi quando trish si alzò, che era calata nuovamente la sera, Max spiegò che doveva fare alla figlia.



"Allora Trish, ti manca poco, molto poco. Hai miglirato forza, riflessi, agilità, vista e resistenza alle illusioni. Devi solamente fare in modo che tutte queste cose... spariscano e tornino quando ti servono. Per farlo... "



Max si avvicinò nuovamente alal figlia e le posò nuovamente le mani sulla tempia. Si, la stava per far ricadere in un'illusione. Ma ben diversa da quella di prima. Quella, la comandava lui.

"...devi liberarti di quasta illusione. E quando ci riuscirai, sarà finito questo allenamento. Ma non proeccuparti, nulla di spaventoso. Solamente... sarà qualcosa di così tremendamente perfetto che non te ne renderai conto. Pronta?"



<i>Quando ebbe la risposta affrmativa da parte della figlia, Max fece partire l' ultima illusione. Si concentrò per permettere anche a lui di vedere cosa combinava lei nella sua testa. Trish si sarebbe trovata in una stanza completamente bianca, da sola. Avrebbe camminato, disorientata e a sopresa sarebbe comparsa una sua fotocopia. Qualcosa di identico a lei, con la sua stessa forza ed abilità. Batterla rappresentava la parte finale di quell' addestramento. Tuttavia, non sarebbe stato nulla di così lungo e tedioso. Alla fin fine si sarebbe trattato solamente di un combattimento nella sua mente, no?
La Trish 'falsa' sarebbe combarsa a un metro da lei ed avrebbe subito tentato di colpirla con un calcio diretto allos otmaco, Indipendetemente dalla riuscita dell' attacco avrebbe avrebbe si sarebbe gettata su di lei, cercando di colpirla con una spallata.
Se questa fosse andata a segno, avrebbe colpito Trish con un pugno diretto allo stomaco, invece, se fosse stata scansata si sarebbe voltata ed avrebbe cercato di colpire la Lycan con un' altro pugno diretto al viso.



Trish - Falsa

Classe: I
Azioni disponibili: 4
Forza : 100
Velocità : 60
Resistenza : 80
Punti Feritaa : 25/25

image



Recupero alla fine del prossimo turno: +3 Punti Ferita














CITAZIONE
Trish combatte con un potenziamento dovuto alla prima metà degli occhi del lupo. I vantaggi e svantaggi sono:

Riflessi e Velocità aumentati del 15 %: 60-->69
Forza aumentata del 15%: 100-->115

Ambiente molto luminoso, vista peggiorata del 7.5% (100-->92.5)


 
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6/6




Dormì a lungo, completamente spossata per le prove che suo padre le faceva sostenere, e per la maggior parte del tempo ebbe un sonno tranquillo, profondo, senza sogni, anche se ogni tanto le pareva di rivivere ancora quelle scene che avevano costituito l’illusione di suo padre.
Si risvegliò che era già sera, e per un istante ebbe l’impressione di non aver dormito per niente, ma le ci volle ben poco per rendersi conto che al contrario erano già passate quasi 24 ore.
Wow, un record, fino a quel momento era arrivata solo fino a 18 (..).
Non sapeva quanto mancasse alla fine di quell’addestramento (personalmente sperava di averlo quasi completato, in effetti), aveva assolutamente bisogno di dormire in un letto vero e di farsi una doccia vera, perché in effetti cominciava a sentirsi un po’ ..sporca.
Quando si svegliò, richiuse un attimo gli occhi, attendendo qualche secondo per prepararsi psicologicamente, poi decise che non aveva più dieci anni e si mise seduta, salutando il padre in tono.. allegro.
Si chiese per un istante se quel bizzarro color rosso acceso fosse ancora appiccicato alle sue iridi, e sperò proprio di no (anche se aveva la sensazione che fosse proprio così), perché in fin dei conti la faceva sembrare un po’ troppo assatanata.
Sapersi difendere andava bene, ma spaventare le persone solo guardandole non era propriamente il caso..

Max non sembrava avere la minima intenzione di perdere tempo, difatti, appena Trish dimostrò di essere abbastanza sveglia per stare in piedi da sola, lui cominciò a parlare, forse pure lui stufo di vivere nella foresta come un uomo primitivo (anche se in effetti lei viveva nella foresta, lui si limitava ad andarla a trovare quando non dormiva xD).

~Allora Trish, ti manca poco, molto poco. Hai migliorato forza, riflessi, agilità, vista e resistenza alle illusioni. Devi solamente fare in modo che tutte queste cose... spariscano e tornino quando ti servono. Per farlo...~

Ah ecco, ora doveva imparare a far andare via gli occhi da assatanata, come li avrebbe chiamati lei da quel momento in poi.
Seguì con lo sguardo ogni movimento del padre, senza dire nulla, e sbuffò quando si rese conto che avrebbe dovuto sostenere un’altra di quelle fastidiose illusioni.
Un giorno di quelli avrebbe dovuto insegnarle come crearle, sarebbe stato uno scherzetto carino per i professori quando le davano 3..

~...Devi liberarti di questa illusione. E quando ci riuscirai, sarà finito questo allenamento. Ma non preoccuparti, nulla di spaventoso. Solamente... sarà qualcosa di così tremendamente perfetto che non te ne renderai conto. Pronta?~

Un ultimo sforzo? Un’ultima prova? Poi avrebbe potuto farsi una doccia, mangiare tutto quello che trovava e guardarsi allo specchio senza spaventarsi da sola?
Meraviglioso, allora non le restava che tenere duro, anche se la prospettiva di combattere contro un’illusione tremendamente perfetta e vincere non era qualcosa di così...consolante.
Dopo alcuni secondi, rendendosi conto che quel “Pronta?” non era completamente retorico, fece un respiro profondo e mormorò un:

“Pronta”

Sperando solo che duri poco.
Chissà perché aveva l’impressione che questa volta Max avrebbe seguito ogni suo movimento..nella sua testa..bello, come al cinema.
Sperava solo di non fare qualche mossa completamente stupida.
Chiuse gli occhi, e dopo alcuni secondi li riaprì, ritrovandosi in una stanza completamente bianca, senza la minima idea di dove fosse e di come ci fosse arrivata.
Non c’era nessuno lì con lei, non faceva ne caldo ne freddo, non c’erano finestre e il pavimenti si confondeva con i muri.
Fece alcuni passi, rendendosi conto che più che una stanza sembrava un lungo corridoio.
Poi sentì un rumore soffocato, e davanti a se comparve una figura irriconoscibile.
Lentamente i suoi tratti si definirono, e piano piano Trish si rese conto che più che una persona sembrava uno specchio.
Era in tutto e per tutto identica a lei, a parte il dettaglio degli occhi, che Trish era convinta di avere ancora rossi, mentre la sua fotocopia esibiva tranquillamente le sue iridi verde acceso, a cui Trish era tanto abituata.
All’inizio la sua gemella le sorrise, e pareva avere quasi buone intenzioni, ma quando fu completamente chiara la sua forma, la sconosciuta, che era a poco più di un metro da Trish, fece uno scatto verso di lei, tentando di colpirla con un calcio.
Ma Trish, con sua grande sorpresa, riuscì ad evitarlo, nonostante quella figura paresse avere la sua stessa forza di prima.
Prima che quell’addestramento iniziasse.
Ma la finta Trish non si diede per vinta, e fece un altro scatto, tentando di colpirla con una spallata, ma anche questo attacco non andò a segno.
Poi però la sua fotocopia fece una mossa che la vera Trish non si aspettava, e questa volta riuscì a colpirla, con un pugno al viso.
Poco dopo la ragazza sentì un rivolo di sangue scendere sulla guancia.
Fece finta di essere in difficoltà, e mentre la sua falsa copia si avvicinava si preparò ad attaccare.
Quando fu a portata di mano sferrò un pugno verso il suo viso, e, senza nemmeno guardare il risultato di questo attacco, si spostò con maggiore velocità di quanto credesse di avere, portandosi dietro di lei.
Subito appoggiò le proprie mani sulla sua testa, e, non senza una certa impressione, e tentò di girarle il collo in maniera letale.
Se tutto fosse andato come prevedeva, doveva ammettere che lei stessa, pochi giorni prima, non sarebbe stata in grado di sopravvivere ad un attacco simile.

 
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L' illusione finì, spezzata dalla forza di volontà di trish. Uccidere se stessi, ecco cosa era rischiesto per padroneggiare quel potere. Max si allontano dalla figlia, che aprì gli occhi poco dopo. Erano verdi, come sempre, Ma sapeva che avrebbe potuto richiamare a se quegli splendii poteri quando avrebbe voluto. CI era riuscita, era proprio sua figlia.



"Ci sei riuscita Trish"



Disse Max girandola per gaurdarla. Ora sarebbe potuta tornare in città, avrebbe potuto tornare alla sua normale vita, sempre più certa che sarebbe divenuta forte, un giorno.






CITAZIONE
L' utente .Trish<< ottiene l' abilità Occhi del Lupo - Livello I


 
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